Dominique Brunel e Delphine de Swardt: il profumo dallo storytelling all’editoria

Nez - la revue olfactive / Delphine de Swardt by Kasia Kozinski

Dall’idea di una rivista interamente dedicata alla sfera olfattiva, alla nascita della prima casa editrice specializzata su questi argomenti. Dominique Brunel fondatore di NEZ – la revue olfactive racconta in questa intervista i suoi progetti rivelandoci in anteprima un’iniziativa entusiasmante che coinvolge il grande Maestro creatore di fragranze francese Jean Claude Ellena.
A Smell Festival il pubblico potrà incontrare Dominique Brunel e assistere all’incontro con una collaboratrice della rivista, Delphine de Swardt (sorella di Etienne, fondatore di Etat Libre d’Orange). Storyteller, maestra nel tradurre gli odori in parole e immagini, Delphine intratterrà il pubblico con un suo racconto dedicato alle leggende del profumo, completato da fragranze storiche ricreate nientemeno che da Dominique Ropion.
Sarà inoltre presentata l’edizione inglese di NEZ che, insieme a quella in lingua francese, è per la prima volta in vendita in Italia il 27 e 28 maggio al Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna.

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INTERVISTA:
Dominique Brunel può ripercorrere in breve la storia di Nez? Com’è riuscito a creare una rivista interamente dedicata alla sfera olfattiva?

Il primo passo è stato il sito Auparfum.com, che è la principale pubblicazione francese dedicata al mondo dei profumi. Ho creato questo sito nel 2007, con Jeanne Doré, che ne è l’editrice. Le pubblicazioni riguardano principalmente critiche di profumi (circa un migliaio), indipendentemente che si tratti di novità o di profumi classici, così come di aggiornamenti quotidiani sulle nuove uscite; è importante sottolineare che il blog tratta sia di profumeria di nicchia che di profumi mainstream. Il criterio di valutazione è prima di tutto da un punto di vista olfattivo e il nostro parere completamente indipendente.

Dopo tutti questi anni dedicati esclusivamente ai profumi, avevamo voglia di parlare di altre cose, e di approcciare l’olfatto da un punto di vista più ampio. Così è nata l’idea di lanciarsi nell’edizione di una rivista, ma non sapevamo quale sarebbe stato il risultato.
Abbiamo quindi avuto la fortuna di incontrare Mathieu Chevara, direttore di uno studio di creazione grafica e di una casa editrice, Le Contrepoint; che ha da subito creduto nel nostro progetto e ha saputo dargli forma.

E la forma, nel caso di NEZ, è stata importante. Molte persone si interessano al mondo dell’olfatto, ma senza aver dedicato del tempo ad un percorso formativo per conoscere l’argomento; quando poi scoprono NEZ, sono allo stesso tempo stupiti e contenti!

Quando coloro che non si interessano per niente al mondo della profumeria scoprono NEZ, al primo approccio vedono una bella opera, originale, varia…. Che può fare una bella impressione in una biblioteca o sul tavolo di un salotto! Ma quando hanno il libro in mano, cominciano a leggere e si rendono conto che non è indirizzato esclusivamente agli appassionati o ai professionisti.
NEZ è indirizzato a tutte le persone curiose di capire il Mondo: perché non capire il mondo tramite l’olfatto? È anche ciò che fa Smell Festival, in questo senso siamo molto vicini al vostro approccio.

Per quanto riguarda i contenuti, siamo riusciti a riunire degli esperti di diversi settori: giornalisti, ricercatori, esperti di profumi, storici; che ci hanno permesso di proporre articoli allo stesso tempo tecnici e accessibili a tutti. Così NEZ si è costituito di diversi settori: Odorama, la parte scientifica; Corresponsances, che racconta i legami tra l’arte e la profumeria; Magazine, dove troviamo le interviste ai grandi profumieri (Mathilde Laurent, Jean-Claude Ellena, Francis Kurkdjian) o i reportage sulle materie prime; Grand Dossier, che esplora tematiche diverse in ogni numero; i Cahier parfum, con 30 critiche dei profumi usciti nei 6 mesi precedenti, un focus su una piccola casa di profumi (Vero Profumo, Arquiste, Iunx…), un articolo sul mercato della profumeria… e molte altre cose!!

Il nostro obiettivo attuale è quello di far conoscere NEZ al maggior numero di persone possibile nel Mondo, con la prima edizione in lingua inglese. La rivista sarà disponibile soltanto nelle profumerie di nicchia.
Oltre a questo, speriamo anche di sviluppare una casa editrice specializzata in profumi e olfatto; abbiamo appena pubblicato, ad esempio, un libro intitolato “Les cent onze parfums qu’il faut sentir avant de mourir” (I centoundici profumi da sentire prima di morire) e pubblicheremo a ottobre l’autobiografia di Jean-Claude Ellena, è uno scoop: siete i primi a cui lo riveliamo!!

Spero che questi libri, così come quelli futuri, saranno tutti tradotti in italiano.

A Parigi, dove vi trovate, e in Francia in generale, la profumeria è un settore economico molto importante: come hanno reagito gli addetti ai lavori a questa novità?
È vero che Parigi è uno dei cuori della profumeria e siamo stati molto ben accolti dai professionisti. C’è anche da dire che è il solo supporto che parla del loro lavoro. Penso che gli operatori del settore trovino in NEZ soprattutto una fonte di informazione, di ispirazione e una realtà che tratta con sincerità della profumeria; quando la stampa, troppo spesso, non fa che riprendere le informazioni fornite dai marchi.
Ad esempio, siamo stati seguiti da alcune case di profumi per la creazione di carte profumate; in ogni numero proponiamo una carta profumata, che illustri uno dei nostri articoli. Nel primo numero si trattava dell’odore dell’infanzia (odore di colla, di matite, di carta…) e l’odore è stato realizzato da IFF. Il supporto cartaceo per il profumo è stato realizzato da Arcade Beauty, uno dei leader nella creazione di campioni.
Nel secondo numero si parlava dell’odore del neonato (sentori di latte, di testa del neonato) e in questo caso gli odori sono stati realizzati da Givaudan. Nel terzo numero, abbiamo creato in collaborazione con la società Sensient, un sentore “asfalto”, che evoca l’odore delle macchine.
Questa volta, il supporto è stato realizzato dalla società Orlandi. Tutto questo è stato fatto gratuitamente! Infatti noi non abbiamo i mezzi per pagare queste prestazioni.

Dal punto di vista dei professionisti, possiamo sicuramente anche parlare delle profumerie di nicchia. In Francia, NEZ è distribuita nelle librerie, nella boutique on line di Auparfum e nelle profumerie di nicchia; queste profumerie ci permettono di arrivare agli appassionati del settore e sono indispensabili per il successo di NEZ.

Delphine de Swardt da anni lei si occupa di raccontare e dare un’espressione linguistica alle percezioni olfattive, che per loro natura sono molto soggettive ed effimere: come è nato in lei il desiderio di diventare “scrittrice di odori” e chi sono stati i suoi maestri?
Quando si tratta di parlare di odori, il nostro linguaggio il più delle volte va fuori strada. Non possiamo che essere approssimativi e fare riferimenti personali. È questo che mi ha da subito attirato del linguaggio degli odori e dei profumi: questa impossibilità intrinseca di esprimere correttamente le nostre sensazioni. Pertanto, descrivendo gli odori, il narratore si espone di più che negli altri tipi di sensazioni, percepiamo di più della sua intimità rispetto ad altri casi.
Parlare di odori, è togliere un velo dal proprio inconscio, dare voce al proprio intimo, alla propria storia, alle proprie metafore. Allo stesso tempo, bisogna essere compresi. Bisogna essere capaci di arrivare a toccare i propri interlocutori o i propri lettori con delle immagini che siano inequivocabili, con delle immagini esplicite in cui il particolare descriva l’universale. È qui che si crea la magia, perché è già un tipo di scrittura poetica.
Quando si legge la descrizione di un profumo, senza però averlo sotto il naso, ci si rende spesso conto di quanto sia un esercizio di stile con delle regole da rispettare. Sovente un profumo si presta ad essere raccontato come una storia che ha un inizio, uno sviluppo e una fine; lo schema narrativo ci aiuta a comprendere meglio il fenomeno.
In quanto narratrice, mi piace anche far ascoltare un profumo come una serie di eventi che i nostri nasi incontrano; ogni elemento è presente nel profumo per una ragione decisa dall’autore-profumiere.
Tra i miei colleghi di NEZ, ci sono parecchi autori che ho studiato per la mia tesi e che mi hanno colpito. In particolar modo sto pensando a Jeanne Doré, di cui mi ricordo la descrizione di Diorissimo sul sito Auparfum.com, che avevo analizzato parola per parola per quanto la trovavo interessante; o ancora Denyse Beaulieu che padroneggia meglio di chiunque altro la metafora viva, la scoperta descrittiva.
Ma siccome mi avete chiesto dei miei maestri, peccherei di omissione se non citassi mio fratello Etienne de Swardt, fondatore del marchio Etat Libre d’Orange. Da parecchio tempo lui riflette sulla semantica dei profumi, sull’importanza del nome che viene dato ad una composizione, che influenza in modo importante la sua identità. È grazie a lui che ho preso coscienza dell’aspetto letterario che hanno i profumi.

Una rivista olfattiva consente al pubblico di diventare non solo fruitore di odori e profumi, ma anche di coltivare un immaginario letterario, culturale, e fantastico legato ad essi. In che cosa consiste la sua collaborazione con Dominique Ropion (master-perfumer di IFF) nell’ambito del suo progetto narrativo?
Dominique Ropion è senza dubbio uno dei più talentuosi profumieri che ho avuto la fortuna di incontrare. Lui ha una conoscenza profonda della storia della profumeria e ha contribuito in modo importante a quella dei profumi del ventesimo e ventunesimo secolo. Il suo approccio è allo stesso tempo sensoriale e tecnico, ma anche intellettuale; infatti ama trasmettere la sua passione.
In collaborazione con la storica Annick Le Guérer, ha realizzato delle ricostruzioni olfattive dei profumi antichi, a partire dell’antico Egitto fino al periodo classico. Me li ha affidati e per questo gli sono molto riconoscente. Più che delle ricostruzioni, questi profumi portano anche la firma della sua interpretazione. Ricordiamoci che oggi le formule sono molto precise, all’epoca non era così, si aveva a che fare con ricette approssimative e le basi non erano alcoliche. È per questo che sono onorata di poter far sentire questi profumi, che sono allo stesso tempo una testimonianza delle epoche passate, ma anche molto adatti ai gusti moderni, perché sono stati adattati da un profumiere geniale (Domenica 28 maggio, a Smell Festival, sarà possibile sentire le ricostruzioni interpretate da Dominique Ropion durante l’incontro FRAGRANZE DA LEGGENDA: una storia olfattiva, tenuto da Delphine de Swardt, ndr).

La profumeria di nicchia, indipendente o artistica (come la si voglia chiamare) è stata in grado di farci riscoprire l’incanto e l’aura del profumo. Oggi che questa lezione è ormai acquisita anche dai grandi marchi, quale ruolo pensate che la profumeria di ricerca ricoprirà in futuro?
(Domanda rivolta a Dominique e a Delphine)

Dominique Brunel: mi sembrate un po’ ottimisti! Non sono sicuro che tutte le grandi marche l’abbiano capito. E nonostante tutto, non c’è ragione che i grandi marchi “copino” i più piccoli. Come in tutti i campi artistici, ci saranno sempre dei “grandi” che vorranno piacere alla maggior parte degli acquirenti, senza prendersi dei rischi e creando dei prodotti il meno cari possibile… per investire tutte le loro risorse nella pubblicità.
Detto questo, è vero che ormai tutti i marchi tradizionali hanno la loro linea privata, o esclusiva, che riprende i codici della nicchia (lo stesso flacone per tutta la collezioni, nessuna o poca comunicazione).
È difficile prevedere che cosa diventerà la profumeria di nicchia, soprattutto perché ci sono molti marchi diversi l’uno dall’altro. Ci sono gli “artigiani” che lavorano da soli, le piccole case, quelle con più mistero, le più antiche, spesso con le loro boutiques e che poco a poco si uniscono ai grandi gruppi.
Ci sono anche molti marchi che sfruttano l’occasione, che si lanciano nel settore perché è alla moda, ma che non hanno molto da dargli.
La profumeria di nicchia è a un livello di maturità interessante, ma la mancanza di mezzi le impedisce di svilupparsi.

Penso che sarebbe interessante, perché no, che i grandi marchi creassero delle strutture di supporto ai piccoli marchi. Questo senza dubbio permetterebbe ai veri talenti di svilupparsi, approfittando della spinta di una rete di distribuzione – che è una delle maggiori difficoltà di un marchio, specialmente in Francia; di fondi per sviluppare i loro profumi senza troppe pressioni; di un aiuto logistico; etc.

Delphine de Swardt: di sicuro la profumeria di nicchia ha aiutato molto la profumeria contemporanea a non sprofondare nella monotonia e ha permesso di reintrodurre una particolare attenzione alla materie prime. Ormai il pubblico, senza essere ancora del tutto educato agli odori, è più sensibile alla qualità dei componenti di un profumo, e in particolare si aspetta belle materie prime naturali, costringendo i marchi di più ampia distribuzione ad allinearsi.
Detto questo, non bisogna dimenticare che un profumo non si riduce alla lista dei suoi componenti, è importante sottolineare che si tratta prima di tutto di una forma intellettuale (cosa mentale come avrebbe detto Leonardo da Vinci). Penso che la prossima tappa per la profumeria sarà ammettere la dimensione artistica della creazione e che si possa, in questo senso, trovare uno statuto giuridico soddisfacente per i profumieri-creatori, riconoscendo la messa in pratica di un’arte e non solamente di un’abilità artigianale.

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